Anche il più fugace incontro umano è uno specchio.
Non perché l’altro mi somigli esteriormente o condivida con me idee e abitudini, ma perché nel momento in cui lo osservo, inevitabilmente vedo riflessa una parte di me: ciò che mi emoziona, mi infastidisce, mi affascina o mi disturba, spesso è un frammento della mia interiorità che riconosco, consapevolmente o meno.
“Ogni persona è uno specchio” significa accettare che ogni “estraneo” è un’occasione: è l’opportunità di intuire chi sono. Quando vedo un difetto e mi irrita, forse quella stessa tara giace anche dentro di me, negata o trascurata. Quando ammiro una qualità, probabilmente sto riconoscendo un potenziale che possiedo anche io. L’altro diventa così uno strumento di crescita, uno stimolo a comprendere parti mie che, senza quello specchio, rimarrebbero invisibili.
E se io vedo me nell’altro, anche l’altro può vedere sé in me. In questa reciprocità si rivela una verità più intima: la nostra umanità condivisa. Le emozioni che provo, gioia, rabbia, tristezza, paura, desiderio, non sono uniche o esclusive: appartengono a tutti. Sotto differenti culture, personalità, scelte o percorsi, vi è un terreno comune che unisce ogni essere umano. Tale somiglianza rende possibili l'empatia, la comprensione e la solidarietà.
Non significa perdere la propria identità, ma riconoscere che esistono punti di contatto sottili e profondi, che ci rendono parte di un disegno più grande. Vuole dire ammettere che potrei trovarmi nella stessa situazione, compiere scelte simili, cadere negli stessi errori. È un invito alla compassione verso il prossimo e verso me stessa.
“Tutte le persone sono me” è un modo poetico per ricordarmi che ciò che faccio agli altri, lo faccio a me: l’indifferenza ferisce, la gentilezza eleva, la comprensione guarisce. Ogni individuo è un mio riflesso e lo tratto con il rispetto che vorrei.
Se siamo tutti specchi, allora siamo anche tutti potenziali maestri, guide e momenti di evoluzione. Siamo differenti nella forma, ma simili nell’essenza. In questo riconoscimento reciproco, nella coscienza che “loro sono me e io sono loro”, risiede il passo più autentico verso una convivenza umana, empatica e consapevole.

