CARTINE MARE.IT capo testa

Sulla costa settentrionale della Sardegna che guarda la Corsica, si trova un prezioso scrigno di biodiversità custodito nel burrascoso stretto delle Bocche di Bonifacio, dove la forza del vento e l’azione del mare continuano a cesellare forme nelle rocce di granito, tra una spettacolare successione di spiagge di sabbia bianca, calette, scogliere e isolotti. A segnare i “confini” di quel tratto di costa sono, a occidente, la penisola di Capo Testa, con le cave di granito attive in epoca romana, e, a oriente, Punta Falcone, il promontorio più settentrionale della terra sarda, che è anche il più vicino alla dirimpettaia Corsica, ben visibile all’orizzonte. Quei lembi della Gallura con il mare che li circonda sono tutelati dal 2018 dall’Area Marina Protetta Capo Testa Punta Falcone, affidata in gestione al Comune di Santa Teresa Gallura, che amministra l’intero territorio costiero. Tra le due parti che compongono l’area protetta, si apre l’insenatura in cui è collocato il porto Longosardo di Santa Teresa, accessibile attraverso un corridoio per il transito marittimo escluso dal controllo e dai vincoli dell’Amp. Questa ingloba il Sito di Interesse Comunitario Capo Testa, a protezione della prateria di Posidonia che è anche tra gli obiettivi di tutela all’origine dell’istituzione dell’Area Marina. 

GLI HABITAT

Già a terra, la zona costiera che rientra nella responsabilità dell’Area Marina è caratterizzata da una grande varietà biologica, complice la rigogliosa macchia mediterranea che comprende anche la quercia da sughero. Tra le varie specie, non mancano a Capo Testa alcuni rari endemismi sardi come la Silene sanctae-theresiae, che porta nel nome il riferimento al territorio, la ginestra Genista ephedroides e il Limonium tibulatium. Altre importanti rarità si trovano tra la fauna: tra i rettili la sardo-corsa lucertola del Bedriaga e anfibi protetti come rospo smeraldino, raganella sarda e discoglosso sardo. 

L’intera fascia costiera registra la presenza di una ricca avifauna: marangone dal ciuffo (Phalacrocorax aristotelis), gabbiano corso (Larus audouinii), gabbiano comune, berta maggiore, berta minore, falco pellegrino, succiacapre, pernice sarda e passeriformi come magnanina (Sylvia undata) e magnanina sarda (Sylvia sarda), oltre a occhiocotto, corvo imperiale, piccione selvatico e colombaccio.

A mare, si estendono importanti praterie di Posidonia, habitat primario tutelato dall’Amp, con le numerose creature marine che vi trovano rifugio e condizioni ideali per riprodursi e far crescere nuove generazioni: echinodermi, oloturie, varie specie di ricci, crostacei, molluschi e tanti pesci, in particolare Labridi e Sparidi.   

L’Amp ha anche il compito di proteggere i sostrati duro e mobile e il primo, in profondità, dove la carenza di luce non permette la vita delle fanerogame, delle alghe e delle specie animali fotofile, è il regno del coralligeno. Tra le specie animali che usufruiscono della tutela dell’Amp vi sono colonie di corallo rosso (Corallium rubrum) e di falso corallo nero (Savalia savaglia), le gorgonie gialle (Eucinella cavolinii) e le gorgonie rosse (Paramuricea clavata). Tra le rocce vivono esemplari anche di grandi dimensioni di cernia bruna (Epinephelus marginatus). Nell’Amp si trova anche una popolazione della sempre più rara patella ferrosa (Patella ferruginea), la più grande patella del Mediterraneo, oggi seriamente a rischio. Il tratto di mare antistante Capo Testa e Punta Falcone è frequentato, inoltre, dai grossi pelagici come tonni, lampughe e pesci spada. 

Fin dall’antichità le Bocche di Bonifacio erano note come una delle rotte dei mammiferi marini compresa la foca monaca. Ancora oggi lo stretto offre la possibilità di avvistamento di varie specie di cetacei, in particolare delfini e balenottere.  



Ph:areamarinaprotettacapotestapuntafalcone.it

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