Da quando vedo, trovo continuamente tesori.

Ho cambiato gli occhiali e ho cominciato a trovare monete, soldi e oggetti di valore.

Mi sono chiesta: forse sono sempre strati sul mio cammino, ma non li notavo?

Il mondo ha iniziato a restituirmi ciò che prima mi sfuggiva: piccoli capolavori celati nelle pieghe della quotidianità.

Ho cominciato a fermarmi, a non avere fretta e ad osservare. Un marciapiede qualunque può raccontare storie attraverso le crepe dell’asfalto, una finestra illuminata al tramonto custodisce vite silenziose, un volto incontrato per strada porta con sé una geografia di emozioni.

La natura mi parla con una voce nuova. Un albero è un archivio di stagioni; il vento è un movimento che collega ogni cosa e la pioggia diventa occasione per scoprire riflessi, odori, ritmi diversi. Ogni dettaglio considerato con attenzione si trasforma in una scoperta, come se il mondo avesse deciso di mostrarsi finalmente nella sua interezza.

Scorgo e riconosco ciò che è fragile. Le incrinature, le mancanze, le ombre non le evito più, ma le comprendo. In esse si nascondono doni inattesi: la capacità di essere empatica, di comprendere l’altro, di accettare i miei limiti. Il dolore, attraversato con consapevolezza, diventa fonte di crescita.

Da quando vedo, trovo continuamente tesori. Non oggetti rari o eventi straordinari, ma istanti, particolari, presenze, ovunque, disponibili se ho il coraggio di rallentare e aprire lo sguardo.

E non è cambiato il Mondo, ma sono io che finalmente lo percepisco.