La grande conchiglia dalla caratteristica forma panciuta, che lo fa somigliare a una piccola botte, giustifica il nome con cui è più comunemente conosciuto: dolio o doglio, chiara derivazione dal capiente dolium in cui gli antichi conservavano e trasportavano olio e altre derrate alimentari.

E anche il suo nome scientifico, Tonna Galea, fa esplicito riferimento sia alla forma tondeggiante che all’altro elemento con cui è solitamente identificato, ovvero un elmo, in latino galea. Ė, infatti, uno dei più grandi gasteropodi del Mediterraneo, diffuso anche in alcune aree dell’Atlantico. Decisamente significative sono le dimensioni della sua conchiglia, che può raggiungere i 25 e anche i 30 centimetri di diametro e appare formata da una spirale di cordoni appiattiti di tonalità marroncine con sfumature più chiare. Tuttavia, ancora più grande è il piede, la parte muscolosa del mollusco, di dimensioni maggiori della sua “casa”. Con quello, di un colore biancastro con macchie brune o addirittura nere, l’animale riesce a muoversi agevolmente sui sostrati sabbioso e fangoso e nelle praterie di Posidonia in cui vive, fino ai cento metri di profondità, e dove si rifugia, coprendosi in gran parte con il sedimento, durante il giorno.

tonnagalea

La Tonna, infatti, è un predatore notturno, che predilige scarsità di luce per muoversi e cacciare. Carnivoro, si nutre di animali che condividono il suo stesso habitat. Sue prede prevalenti e preferite sono le oloturie o cetrioli di mare, specificamente della specie Holothuria tubulosa. Ma si nutre anche di bivalvi, ricci ed echinodermi, che scova grazie al suo potente olfatto. Questo, utile anche per individuare i partner per la riproduzione, deriva da appositi organi collocati sopra il sifone, attraverso il quale entra l’acqua che raggiunge le branchie per la respirazione. Una volta individuata la preda, la Tonna attiva la grande bocca a proboscide estensibile di cui è dotata per risucchiarla e la mangia, aiutata dai succhi a base di acido solforico e aspartico, secreti da un’apposita ghiandola presente nell’intestino. Con quegli acidi la uccide, riuscendo anche a disgregare il guscio calcareo dei bivalvi.

Alla fine dell’estate, cominciano ad apparire sui fondali popolati dalla Tonna delle larghe strisce rosate, dalla superficie simile a un tessuto, che raggiungono anche la lunghezza di un metro. Si tratta delle uova del gasteropode, contenute in un muco biancastro protettivo di cui si nutrono le migliaia di embrioni durante il mese necessario per completare la prima fase del loro sviluppo. Trascorso quel periodo, il nastro si dissolve e le larve vengono liberate nella colonna d’acqua, dove vivono come plancton per circa sette/otto mesi. Al termine di quella seconda fase, si verifica la metamorfosi che porta i giovani gasteropodi sul fondale dove trascorreranno il resto della loro vita.

La Tonna, sia per le dimensioni che per le sue abitudini di vita che la vedono attiva di notte, non ha molti “nemici” naturali, anche se ne sono decisamente ghiotti i polpi. E poi se ne nutrono i grandi carnivori che scavano nella sabbia. Ma le sue popolazioni non si sarebbero ridotte come sono se non fosse stata cacciata dall’uomo, essendo il mollusco commestibile e la grande conchiglia oggetto di collezione. Motivi per i quali il gasteropode è una specie protetta dalle Convenzioni d Berna e dal Protocollo di Barcellona.