Ė una specie vegetale che vive da oltre cento milioni di anni nel mare, ma non è un’alga. E sebbene il suo nome faccia riferimento all’oceano, è diffusa solo del Mediterraneo, dove è presente ovunque nella fascia costiera.
Le Alghe brune
Se ne contano circa cinquanta specie. Presenti in ogni mare, ma soprattutto nel Mediterraneo, nell’oceano Pacifico e nell’Indiano. Si tratta delle alghe brune del genere Cystoseira, artefici di un habitat fondamentale per la biodiversità negli ambienti rocciosi costieri, dove proliferano a bassa profondità, perché hanno bisogno di luce per la fotosintesi clorofilliana. Il colore che le contraddistingue è legato come per tutte le alghe brune alla Fucoxantina: la diversa gradazione e l’intensità del colore marrone dipendono dalla quantità di pigmento presente nel vegetale. Che con il suo sviluppo a cespuglio, forma sott’acqua, sul sostrato roccioso, delle vere e proprie foreste, estese su grandi superfici.
Le foreste sommerse di Cystoseira rappresentano un ecosistema dove trovano condizioni di vita favorevoli le più varie specie di animali marini, comprese molte ittiche che vi trovano rifugio e vi crescono i loro giovanili. Ma le estensioni di Cystoseira garantiscono numerosi altri benefici lì dove ancora sono presenti. Infatti, svolgono una fondamentale funzione di mitigazione degli effetti del moto ondoso di protezione delle coste dall’erosione. Inoltre, producono ossigeno e catturano notevoli quantitativi di CO2. Svolgono, insomma, un ruolo simile a quello della Posidonia, preziosissimo per la vita e la salute del mare.
Eppure, le foreste sono in regresso quasi ovunque, compreso il Mediterraneo, a causa degli effetti dell’antropizzazione: inquinamento, urbanizzazione, cambiamenti climatici e diffusione di specie aliene nel Mediterraneo. Con una grave perdita di biodiversità e con conseguenze legate alla minore produzione di ossigeno e speculare minore riduzione di anidride carbonica.
Ė in considerazione del rischio che corrono gli ecosistemi legati alle foreste macroalgali che sono in corso una serie di interventi sperimentali per il loro monitoraggio e, soprattutto, per il reimpianto in alcune Aree Marine Protette italiane.
Dal 2020 si sta realizzando un progetto nell’Amp toscana delle Secche della Meloria, dove le foreste di Cystoseira hanno subito un forte ridimensionamento. Per tentare di invertire la tendenza in atto, si è iniziata una complessa opera di reimpianto, prelevando dei talli (così si chiamano i “corpi” delle alghe) nell’Amp di Capraia per trapiantarli nella parte settentrionale della zona A della Meloria. Ne è seguita un’azione di monitoraggio, al fine di verificare lo stato di salute e di accrescimento delle alghe trapiantate. I controlli non hanno rilevato fallimenti, ma un buono stato delle alghe trasferite in altro luogo, che stanno crescendo regolarmente, con la prospettiva, non appena saranno in grado di riprodursi, di allargare progressivamente l’area colonizzata, ripristinando la foresta perduta.
Altra sperimentazione di ripristino è in corso con il progetto Life REEForest nelle due Aree Marine Protette del Parco Nazionale del Cilento Vallo di Diano e Alburni, a Santa Maria di Castellabate e a Baia degli Infreschi e della Masseta, nell’Area Marina Protetta di Bergeggi in Liguria e nell’Area Marina Protetta sarda Penisola del Sinis Mal di Ventre, oltre all’Amp dell’isola greca di Giaros. Con il monitoraggio dell’ISPRA, dei gruppi di lavoro hanno provveduto alla reintroduzione di migliaia di talli di Cystoseira delle specie crinitophilla e corniculata. Intervento sperimentale, che sta dando buoni risultati sul campo, finalizzato a elaborare delle linee guida valide per operare anche in altre zone e a sensibilizzare l’opinione pubblica sul regresso delle foreste e sul loro valore. Un’azione che s’inserisce nelle politiche europee restauro attivo e che si collega al piano di monitoraggio delle foreste nell’ambito del Decennio delle Nazioni Unite 2021/2030 sul ripristino degli ecosistemi.