Accostandola all’orecchio si sente il respiro del mare. Il dio Tritone la portava sempre con sé, suonandola per placare il mare in burrasca e per annunciare l’arrivo del padre Posidone, il dio del mare.

La grande conchiglia era preziosa per ogni marinaio, che con essa lanciava il suo richiamo per segnalare la posizione dell’imbarcazione nella nebbia o per annunciare l’arrivo in porto. Quel suono inconfondibile risuonava pure nelle campagne, per richiamare le greggi e accompagnare i momenti speciali delle comunità. Per millenni, la tromba di mare è stata strumento di comunicazione, di allarme e perfino di difesa dagli attacchi delle navi nemiche in avvicinamento alla costa. Tutto possibile grazie a una conchiglia, la più grande del Mediterraneo dopo la pinna nobile e tra le più grandi del mondo, dalla forma conica affusolata e i colori brillanti, dal bianco al marrone, sotto le incrostazioni marine. All’interno, un enorme mollusco di circa sessanta centimetri, che porta il nome del dio metà uomo e metà pesce: Tritone gigante, per la scienza Charonia tritonis

Da decine di milioni di anni sul pianeta, i fossili ne testimoniano la presenza in tutti i mari come degli altri molluschi della stessa famiglia Charoniidae, dalle caratteristiche molto, simili che li rendono a volte difficilmente distinguibili. Vive negli oceani e nel Mediterraneo, dall’oriente all’Adriatico, al mar di Sicilia fino al Tirreno centrale, a una profondità tra i venti e i quaranta metri. E predilige i fondali rocciosi o di detriti. Dove trova in abbondanza gli invertebrati di cui si nutre come le stelle marine, le oloturie e i bivalvi. Li divora perlopiù interi, anche quando sono di grosse dimensioni, e li digerisce, anche per le parti dure, grazie a secrezioni acide prodotte dalle ghiandole salivari. Il tritone è anche in grado di produrre saliva in grado di paralizzare le prede, per potersene nutrire. 

Ciò gli consente di mangiare anche le grandi stelle marine corone di spine (Acanthaster planci), che vivono negli oceani Pacifico e Indiano. Nonostante i raggi siano coperti a scopo di difesa di aculei, nulla possono contro il Tritone, il loro unico predatore. Come tale è considerato fondamentale per la difesa della barriera corallina, che a sua volta è preda della stella corona di spine, in grado di nutrirsi dei coralli, grazie a potenti enzimi digestivi. Si calcola che una sola stella possa distruggere sei metri quadri di barriera all’anno e la proliferazione delle corone di spine sta mettendo seriamente a rischio i coralli in diverse parti del pianeta.

Dal canto suo, il tritone è divenuto piuttosto raro nel Mediterraneo, dove gli avvistamenti sono pochissimi. La popolazione del mollusco è stata drasticamente decimata dalla pesca intensiva a cui è stato sottoposto anche in tempi recenti sia perché è commestibile sia per utilizzarne la preziosa conchiglia, non più come corno da nebbia o strumento musicale, bensì a scopo di collezionismo. 

Il tritone marino è una specie tutelata dalle Convenzioni di Berna e di Barcellona, per cui non è più possibile pescarlo.