Nell’immaginario comune il narcisismo è un difetto morale: la tendenza a mettermi al centro dell’attenzione, a considerarmi migliore degli altri e a cercare costantemente approvazione.
Se osservo con attenzione la società contemporanea, mi accorgo, però, che il narcisismo non è più un tratto individuale eccezionale, ma una condizione diffusa, quasi inevitabile. In un mondo che mi incoraggia costantemente a espormi, a raccontarmi, a mostrarmi, posso davvero riuscire esserne immune?
Instagram, TikTok o Facebook sono palcoscenici permanenti in cui divento autrice, attrice e spettatrice della mia vita. Ogni gesto viene filtrato dall’idea che possa essere fotografato, condiviso, apprezzato. I “mi piace” funzionano come piccole ricompense immediate, che rinforzano il desiderio di visibilità. Di fronte a questo meccanismo, anche chi non ha tendenze narcisistiche finisce spesso per adattarsi: seleziono le foto migliori, scelgo le parole che possono colpire, cerco conferme dagli altri. È un narcisismo quotidiano, leggero, inconsapevole, che non si limita al bisogno di apparire.
Ce n’è anche una forma più sottile e profonda: la convinzione che la mia esperienza sia sempre significativa, che le mie emozioni meritino attenzione, che ciò che vivo sia unico. Un narcisismo “esistenziale”, che nasce dall’educazione ricevuta negli ultimi decenni: cresciuti con l’idea che “possiamo essere ciò che vogliamo”, che “ognuno è speciale”, che “i sogni devono essere realizzati”. Messaggi incoraggianti, certo, ma che spesso generano la percezione di essere al centro di un percorso straordinario, che delude quando la realtà si rivela più “ordinaria”.
E’ vero che senza un minimo di fiducia in me stessa non potrei affrontare le sfide, ma il problema sorge quando il desiderio di essere vista e la ricerca di approvazione esterna diventano più importanti della mia costruzione interiore e del comprendere “chi” sono.
Mi chiedo: se tutti vogliono essere ascoltati, chi rimane ad ascoltare? Se ogni individuo chiede attenzione, chi è disposto a darne? Le relazioni rischiano di diventare specchi in cui cerco conferme piuttosto che ponti per incontrare l’altro. Parlo molto, ma sto a sentire poco; mostro tanto, ma condivido nulla.
Riconosco questa dimensione narcisistica e compio il primo passo per recuperare un equilibrio: se mi accorgo che cerco approvazione e che voglio apparire, posso guardare questo bisogno con lucidità e ridimensionarlo. Posso allenare la capacità di mettere da parte il mio “io” per lasciare spazio agli altri… o meglio… ad Altro… Posso coltivare un’autostima che non dipenda dai riflettori…
Posso, al limite, diventare Luce!?...
Il narcisismo può trasformarsi così da debolezza in consapevolezza e, al di là dell’immagine, mi rende davvero umana la capacità di entrare in relazione, di comprendere e di amare senza necessariamente essere al centro della scena… e considerare anzi questa vita per ciò che davvero è: un palcoscenico!

