Se nel Mediterraneo l’Area Marina Protetta italiana delle isole Egadi resta la più ampia tra le riserve marine europee, rispetto a tutte le acque territoriali dei Paesi Ue, è stata superata nel 2025 dalla nascita della Rete della Aree Marine Protette delle Azzorre (RAMPA)

che tutela ben 287000 km2 di Oceano Atlantico sotto la giurisdizione del Portogallo. Un gigante grande quasi quanto il territorio italiano, creato per salvaguardare il 30 per cento del mare intorno alle nove isole del grande arcipelago di origine vulcanica, che s’innalza in corrispondenza della Dorsale Medioatlantica, il maggior rilievo sottomarino dell’Atlantico, a circa 1300 chilometri a occidente del Portogallo. Proprio questa conformazione, unitamente alla particolare posizione geografica e considerate le sue caratteristiche oceanografiche e climatiche, fanno del mare delle Azzorre un luogo cruciale per la vita di diversi habitat sottomarini e costieri e di centinaia di specie animali e vegetali. Molte delle quali presentano una linea evolutiva comune alle omologhe del Mediterraneo, anche perchè il movimento delle correnti favorisce il passaggio delle larve dal bacino mediterraneo all’oceano. E infatti le Azzorre sono considerate scientificamente un hotspot di biodiversità mediterranea.

azzorre

L’alleanza tra scienziati e comunità locali

Proprio questo insieme di elementi peculiari ha attirato nel tempo l’attenzione di scienziati e ricercatori, suggerendo ben presto alla comunità scientifica la necessità di proteggere quel tratto di mare per non compromettere o addirittura perdere una ricchezza di biodiversità unica sul pianeta. Allo scopo di favorire il raggiungimento di questo obiettivo, dal 2018 sono state organizzate numerose spedizioni scientifiche mirate a individuare e documentare i siti e le specie meritevoli di speciale tutela. Sempre in quella fase fu attivato il programma Blue Azores, realizzato dal governo delle Azzorre, dal Waitt Institute e da Ocean, con la partecipazione di scienziati di fama mondiale che si avvalsero anche di tecnologie e metodologie di avanguardia. E sempre le Azzorre furono individuate tra i punti di riferimento del progetto Pristine Seas del National Geographic.

Da quel lavoro preliminare, si approdò nel 2022 alla dichiarazione ufficiale dell’intenzione di sottoporre a tutela quel tratto di mare così importante. Per conseguire quel risultato e considerato che c’era in gioco un riassetto del sistema economico delle isole in un’ottica di sostenibilità delle attività di fruizione dele risorse marine, fu individuato un processo partecipativo con il coinvolgimento diretto e consapevole delle comunità locali, insieme a scienziati, ONG, associazioni delle categorie più legate al mare ed enti pubblici. Al termine di quel percorso, nel novembre 2024 l’Assemblea Regionale delle Azzorre ha emanato il Decreto legislativo di istituzione della Rete delle Aree Marine Protette dell’arcipelago portoghese.

Montagne sottomarine e vents vulcanici

La missione primaria della RAMPA è di tutelare gli ecosistemi unici che caratterizzano le profondità marine intorno alle Azzorre. Lì si concentrano ben trecento montagne sottomarine (oceanic seamounts) di origine vulcanica. La loro presenza influenza la direzione delle correnti marine e favorisce lo spostamento dal mare profondo verso la superficie di grandi quantità di nutrienti, a cominciare dal plancton, che attirano e rendono possibile la vita di tante specie, compresi i grandi predatori come tonni, pesci spada, squali e barracuda. La disponibilità di nutrienti, inoltre, consente la proliferazione dei coralli che possono vivere a notevole profondità, in acque fredde e oscure, perché non dipendono dalle condizioni favorevoli alla fotosintesi.

Altra particolarità dei siti vulcanici sommersi delle Azzorre è la presenza di sorgenti termali profonde, che sono habitat ideale per tante altre specie vegetali e animali.

Un corridoio di biodiversità tra tre continenti

Corridoio di biodiversità tra Europa, Africa e Americhe, il mare delle Azzorre è un punto fondamentale di alimentazione e di riproduzione sulle rotte migratorie di venticinque specie di cetacei, pesci e uccelli marini. Per questo lì è possibile osservare, soprattutto in primavera, balenottere azzurre (Balaenoptera musculus), balenottere comuni (Balaenoptera physalus), balenottere boreali (Balaenoptera borealis) e megattere (Megaptera novaeangliae). Capodogli (Physeter macrocephalus) e diverse specie di delfini sono, invece, stanziali. Alle Azzorre si possono anche incontrare zifi (Ziphius cavirostris), globicefali (Globicephala melas), molte specie di mesoplodonti tra cui alcune rarissime, kogia e, più rare, orche (Orcinus orca) e pseudorche (Pseudorca crassidens). Dall’istituzione delle Aree Marine Protette, il whale watching è diventata un’attività economica di punta per gli isolani che, fino al 1987, praticavano ancora la caccia alle balene.

balene

Il mare delle Azzorre è particolarmente frequentato anche da diverse specie di mante, tra le quali la manta mediterranea (Mobula mobular) e la splendida manta gigante. In particolare, la specie Mobula tarapacana, frequenta il sito Princesa Alice, una montagna sottomarina, dove sono possibili immersioni specifiche.

Tra le tartarughe marine, la presenza maggiore è di Caretta caretta e di tartarughe liuto (Dermochelys coriacea), più rare sono la Verde, la Embricata, la tartaruga di Kemp e la rarissima Olivacea.

Nutrita anche la rappresentanza di squali pelagici, in particolare di Verdesca (Prionace glauca) e squalo mako (Isurus oxyrinchus), con avvistamenti anche di esemplari più rari della famiglia Sphyrnidae, ovvero gli squali martello.

Nel complesso, le aree protette nel mare delle Azzorre sono popolate da 560 specie di pesci, 400 specie di alghe e migliaia di specie di invertebrati. E offrono condizioni di vita favorevoli anche a numerose specie di uccelli marini, tra le quali l’endemico Uccello delle tempeste di Monteiro (Hydrobates monteiro).